Orientalismo

Orientalismo

Nella prima metà dell’800 tutta l’Europa fu letteralmente travolta dall’Orientalismo, vera e propria corrente culturale, artistica e architettonica: l’Oriente era considerato esotico, fiabesco e misterioso.

Quando nacque questa “moda”?

In seguito alla campagna d’Egitto di Napoleone dal 1798 al 1801, l’esotismo e la moda orientalista si diffusero rapidamente, attraverso la pittura, l’architettura d’interni, il collezionismo, nei salotti aristocratici. Nel secondo Ottocento lo stile moresco era davvero diffusissimo e ne sono esempi il Royal Pavilion a Brighton, villa Crespi sulle sponde orientali del lago d’Orta a Novara, il castello di Sammezzano nel comune di Reggello in provincia di Firenze.

Cosa c’entra Bologna ed il conte Cesare Mattei?

  • Letteratura e Salotti: L’élite bolognese dell’epoca divorava le traduzioni de Le mille e una notte e la poesia romantica di ispirazione mediorientale come Byron.
  • L’Architettura di gusto neo-moresco: La borghesia e la nobiltà emiliana iniziarono a commissionare elementi decorativi ed eclettici: serre esotiche, padiglioni da giardino, saloni con stucchi policromi e archi a ferro di cavallo.
  • Istituzioni e Collezionismo: La presenza dell’Università di Bologna e l’interesse per la storia antica stimolarono lo studio delle lingue e delle culture orientali, portando nelle collezioni private libri d’epoca, tessuti e manufatti d’oltremare.

In questo clima di eclettismo romantico viveva anche il conte Cesare Mattei

Lo stile moresco di quell’epoca era pura moda, le scritte “arabe” erano quasi sempre arabeschi inventati, pseudo-cufici privi di significato.

Nel cortile dei leoni, la frase ripetuta sui quattro lati del portico che circonda la fontana, riporta la prima parte della Shahada (in arabo shahādah, che significa “testimonianza” o “attestazione” ed è il primo dei Cinque Pilastri dell’Islam):

Lā ilāha illā Allāh
Non esiste altro Dio se non Dio

Una moda non ripete tante volte una frase dotata di senso teologico preciso: non è una citazione decorativa qualsiasi e nell’Islam, soprattutto in quello sufi, la sua ripetizione rituale è il dhikr, il cui significato è “RicordaMi con obbedienza e Io ti ricorderò con gratificazione”.
Chi cammina intorno al cortile leggendo la frase, la ripete percorrendo un circuito chiuso: è la geometria di una pratica spirituale che ha la stessa identica funzione del tawaf intorno alla Kaaba (rito islamico che consiste nel camminare intorno ad un edificio a forma di cubo situato nel cortile della Grande Moschea alla Mecca).
E il centro di quel circuito è una fontana con quattro leoni, copia del “Patio de los Leones dell’Alhambra“, cioè l’immagine architettonica del paradiso islamico.

I colori dell’ala arabo-moresca

Per il conte Cesare Mattei i colori non erano estetica: erano il suo alfabeto medico-energetico, la classificazione stessa del fluido vitale. Il castello così diventa una sorta di macro-rimedio: ogni stanza una “elettricità“, ogni colore un’energia che agisce su chi vi abita. E chi ci abitava? Proprio lui per quarant’anni, ogni giorno!!

I suoi rimedi elettromeopatici nascono dal lutto per la morte di sua madre e da una preghiera mancata: guarire era per lui un atto devozionale mancato verso la madre. Medicina e religione non erano separate: erano lo stesso gesto. Il castello diventa uno strumento per lui, per mantenere Dio presente mentre lavorava, per camminare dentro un dhikr costruito in muratura.

In alcune stanze di questa ala appena restaurata, ci sono diverse scritte arabe rovesciate, quasi fossero destinate ad essere lette dall’alto, come un amuleto o un talismano che deve essere attivato, non letto! I talismani arabi e sufi funzionano così: la formula corretta, ripetuta, orientata correttamente, anche se nessuno la legge. Il lettore non è il visitatore né nemmeno solo Dio: è l’edificio stesso, che rimane lì a ripetere, giorno e notte, “Non esiste altro dio se non Dio“, anche con le stanze vuote.

Quarant’anni di voce di pietra…


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