Scoperta dei reperti etruschi e posa della prima pietra
Durante la posa della prima pietra del suo castello e nei mesi seguenti, in cui i lavori per la costruzione della Rocchetta dovevano essere predisposti, il conte Cesare Mattei aveva rinvenuto alcuni reperti etruschi di grande valore storico e archeologico. Riconoscendo l’importanza di tali oggetti, egli aveva incaricato un archeologo dell’epoca di esaminare e valutare i ritrovamenti, tale Giorgio Gualandi Antiquario, con la seguente lettera:
“Al mio ritorno da bagno ho trovato un piego con due libretti da Lei scritti e colle notizie dalla S.V. raccolte circa Savignano; così degli uni come dell’altra le rendo grazie moltissime. La Rocca di Savignano deve essere ben stata di poco momento se gli storici Bolognesi altro non ne dicono che quello che alla di Lei perspicacia e gentilezza è piaciuto ricercarne e comincarmi; e veggo che quella contrada nulla ha di notevole che lo scoglio stranissimo e bato sul quale di presente la fabbrico. I rottami di vasi finissimi Etruschi là trovati e che le feci vedere indicano certo che per antico qualche illustre monumento torreggiava in quelle vette; ma senza la sagacia del trovatore del tempio d’Iside chi potrà fiutare in quella tenebra? Credo pertanto che a illustrare quei luoghi sia da aspettarsi il ritorno del celebre antiquario, giacchè quando a chi importerebbe dire che Savignano ha querce che hanno ghianda e montoni con corna?”
Questo gesto dimostra l’interesse e il rispetto del conte per il patrimonio culturale, nonché la volontà di preservare e comprendere le origini della civiltà etrusca nella regione.
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